Le creazioni di Adriana Montalto nel perseguimento di una sintesi formale, di una saldezza e impenetrabilità di volumi che le spogliano di ogni accidentalità contingente e le sottraggono anche alle mutevoli vicende della luce e dell’ombra, appaiono proiettate in un’aura mitica dalla quale traggono l’aspetto e l’assolutezza di solenni archetipi primordiali: la loro vitalità si concentra nel loro interno dinamismo, talvolta rattenuto in sobrietà di pose e di gesti talaltra al contrario espresso con una veemenza inaudita che scardinando ogni tradizionale impianto compositivo si configura in invenzioni di fresca novità, pur rispondenti ad una visione drammatica e sognante dell’esistenza e della storia che è andata maturandosi nel profondo della coscienza dell’ artista.

Conte Daniele Radini Tedeschi

Opera Programmatica di Riqualificazione Artistica

Il Maestro Montalto sbarca in Giappone! Adriana Montalto è stata scelta dalle Università e dall’International Study Institute di Tokyo, Kyoto, Osaka e Nagano per essere presentata in un book raccolta dedicata a diversi artisti di fama internazionale. Di seguito pubblichiamo un estratto in formato sfogliabile.

Opera Programmatica di Riqualificazione Artistica

Biografia

Adriana Montalto nasce a Caltagirone, in provincia di Catania. Sin da piccola manifesta una spiccata tendenza per le arti e le materie umanistiche tale da farla iscrivere al Liceo Classico a Palermo. Successivamente, sempre a Palermo, si laurea in Giurisprudenza. È conosciuta ed apprezzata nel mondo contemporaneo con la sua scultura trascendentale e dal potente impatto visivo. Le sue opere sono presenti in collezioni private (Spagna, Belgio, Brasile, Italia) e presso la sede della Banca d’ Italia a Palermo. A partire dal 2012 fa parte, in qualità di Accademica, della “Compagnia dei Santi Lazzaro, Ignazio di Loyola e Francesco Borgia” diretta dal critico d’Arte Radini Tedeschi.

Testimonianze

La Montalto ama rappresentare donne. Donne che danzano, che soffrono, donne nella loro quotidianità, forse metafore di sé stessa, forse 1a consapevolezza e l’espressione di debolezza e di fragilità, di sensibilità e di dolcezza, insiste nella natura femminile. Le sue mani si muovono velocemente sulla creta; sa già cosa rappresentare. La Montalto afferma che con la scultura riesce a rappresentare qualsiasi suo pensiero. Ed è straordinario che riesca ad imprimere nella materia sentimenti così intensi e, a volte, fa trapelare il calore del dramma o gli spazi reconditi di un’anima spirituale, a volte di una prigione emotiva, ed a modellare forme che sono sinuose e contorte. L’opera della Montalto è un freno della realtà in cui i protagonisti sono frammenti di un’esistenza quotidiana vista senza il filtro della fantasia e della leggerezza, ma con l’intensità emotiva e la malinconia di cose ormai definite, in un inno all’ amore divino.

Daniela Brignone

Artista poliedrica e di instancabile e varia produzione, estremamente diversificata. Nella cultura di Adriana Montalto si notano infatti diversi influssi, poiché, come già accennato, vari sono i suoi interessi, essendo lei una donna di vasta cultura, permeata da una continua, quasi irrequieta, voglia di fare, sperimentare, toccare, ricercare, elaborare, trasformare. Il suo stile è dettato dagli schemi arcaizzanti ma anche e soprattutto dall’originale sensibilità luministica, la morbidezza plastica e la delicata sensualità. Individuare il senso di uno sviluppo progressivo nella produzione dell’artista diviene estremamente arduo perché il possesso di un linguaggio straordinariamente ricco di potenzialità espressive consente alla scultrice di elaborare, senza venir meno ad una fondamentale coerenza di stile, una grande varietà di soluzioni di volta in volta scelte in relazione ai temi nei quali si cimenta ed alla loro destinazione.

Daniele Radini Tedeschi

Dall’Africa infatti la scultrice interpreta, a differenza dei suoi predecessori, non gli oggetti tribali come le maschere ei totem, ma il vivere quotidiano in chiave primitiva e poetica, mostrando un solido realismo espressivo. Le sue mani hanno la capacità preziosa di imprimere la massima incisività alle sue costruzione plastiche, che dispiegano un dinamismo ben ordinato nello spazio. Emerge una notevole capacità di elaborare le volumetrie, di rispettare gli equilibri formali, di infondere armonie segrete alla narrazione. Immette a volte forme geometriche nelle sue strutture plastiche che, per contrasto e per effetto di rifrazione, esaltano e illuminano le morbidezze della carne bronzea.

Paolo Levi

Le opere di Adriana Montalto raggiungono una misura artistica al limite del singolare: nascono da una fantasia scontrosa e lirica. L’eloquenza di certi profili-freccia fortemente espressivi, urlanti come bandiere ferite, la sobrietà del tratto e la semplice ricchezza di stile, sono variazioni obbligate sul tema limitatissimo variazione colore. Nella spontaneità d’espressione i suoi lavori hanno sempre intensa struttura dinamica. Ella esprime le sue audacie non convenzionali.

Osvaldo Patani

Adriana Montalto ha una vocazione speciale per la scultura, in cui riesce a dare il massimo della sua capacità creativa, entro cui inserisce i suoi personaggi e le sue figure che hanno una notevole dose espressiva; più grezza e gestuale nella terracotta, più delicata e rifinita nel bronzo. Nell’astrazione nel puro gioco dei volumi e dei vuoti, che destano la materia e la portano a vivere una propria realtà ideale, in una sospensione spazio temporale, che induce alla contemplazione, all’inebriamento della vista e della tattilità. Con una originalità che non è gridata e chiassosa, ma sottilmente erotica fatta di detto e non detto, visto e non visto in cui si ritrova, il quid dell’arte.

Francesco Gallo

L’uso del materiale alieno nel campo delle arti figurative non è una cosa nuova, basti pensare ai “collages” del momento cubista o delle esperienze materiche dei dadaisti. Ma dagli aspetti spesso crudi della consapevolezza, intinta sovente nell’amaro del momento, si lano improvvisi scoppi di ribellione, di testarda speranza in un momento migliore e spesso un sc di delicata tenerezza che traspare nel tratteggiare con l’incisione volti umani semplici, ingenui non di meno essenziali. Un susseguirsi di esperienze che man mano rivelano il duro lavoro nel ripercorrere le grandi lezioni dell’ astrattismo e del drammatico contorcersi delle linee dell’ultimo Egon Schiele.

Sergio Coradeschi

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